Il tappeto era un piccolo palcoscenico.
Tra le pieghe morbide, foulard colorati punteggiavano la stanza come frammenti di arcobaleno.
Li prendeva uno a uno, li stendeva con cura sulle piccole paperelle, come fossero coperte preziose. Poi, con il pennello del fard, sfiorava becco e guance, lasciando una traccia rosata: un gesto di festa.
Quando aveva finito, le rimetteva al loro posto, pronte per il turno successivo.
Ogni paperella aveva un nome: erano i membri della sua famiglia. Li aveva preparati tutti, uno dopo l’altro, con una cura meticolosa. Io sedevo accanto a lei, a gambe incrociate sul tappeto, testimoniando la scena che stava creando.
A un certo punto mi guardò.
— Adesso lo fai tu.
Poi si alzò con la rapidità leggera di chi arriva appena sopra alle mie ginocchia, agile e sicura nei suoi passi, cedendomi il suo posto.
Non mi passò nulla tra le mani: fu il posto stesso, il ruolo, che mi consegnò. Lei guardava, e io facevo, riproponendo i suoi gesti di cura, lasciando che il mio movimento si accordasse al suo ritmo.
Capivo che non mi stava soltanto passando un gioco: mi stava permettendo di abitare il suo spazio interno, quello in cui si prende cura e si lascia coinvolgere.
Si fidò di me, lasciandomi prendermi cura dei paperotti più piccoli.
E avere la fiducia di qualcuno, soprattutto di un bambino, è una delle cose più belle che si possano ricevere.
Riflessione
Quando un bambino ti dice “Adesso lo fai tu”, non ti sta solo invitando a continuare un gioco: ti sta aprendo la porta di un luogo interno, spesso protetto e riservato.
In stanza, questi momenti sono preziosi perché segnano un passaggio:dalla sola osservazione alla condivisione dell’azione, dalla distanza alla fiducia attiva, dal “mio spazio” al “nostro spazio”.
Accettare quel ruolo significa rispettare il ritmo del bambino e permettergli di vedere che le sue modalità di cura sono accolte e valorizzate.Sono gesti piccoli, ma che costruiscono la base di ogni percorso: la fiducia reciproca.
